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nov 09 2017

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SLOW FOOD: AZIONE URGENTE PER DIMEZZARE LO SPRECO ALIMENTARE ENTRO IL 2030

Secondo le più recenti stime, nell’Unione Europea vengono sprecate ben 88 milioni di tonnellate di cibo, e al contempo un essere umano su 9 nel mondo ha difficoltà a sfamarsi degnamente. Un quadro che le istituzioni comunitarie, su iniziativa di oltre 100.000 persone che si sono mobilitate per sollecitarne l’intervento, hanno deciso di affrontare a viso aperto, dandosi l’ambizioso obiettivo di dimezzare lo spreco alimentare, dal campo alla forchetta, entro il 2030. Un obiettivo confermato, fra l’altro, dal fatto che lo scorso marzo il Parlamento Europeo ha votato nettamente a favore di questa posizione. Ma nonostante il fatto che entro il mese in corso i negoziati che decideranno i prossimi 13 anni di politica in merito si concluderanno, c’è un nodo importante, ovvero la richiesta del Consiglio Europeo di stabilire una definizione di spreco alimentare e una metodologia per misurarlo: un traguardo che Slow Food ritiene impossibile raggiungere senza una definizione chiara di cosa sia, a conti fatti, lo spreco alimentare.
Inoltre, afferma l’associazione fondata da Carlin Petrini, stando ad alcune voci di corridoio Consiglio e Commissione europei mirerebbero a limitare gli obiettivi di dimezzamento dello spreco alimentare solo al livello dei rivenditori e dei consumatori, sebbene alcune stime dicano che fino al 59% dell’intero spreco alimentare comunitario si verifica nelle fasi di produzione e distribuzione.
“Perdere anche l’opportunità di definire gli obiettivi di riduzione dello spreco alimentare è inaccettabile”, ha dichiarato Ursula Hudson, membro del Comitato Esecutivo di Slow Food e della piattaforma dell’Ue sulle perdite e lo spreco alimentare. “La Commissione ha già perso l’occasione di formulare una proposta ambiziosa: piuttosto che aggiustare un sistema che non funziona, sarebbe stato il caso di combattere lo spreco alimentare fin dalle sue radici, con il pieno riconoscimento del fatto che l’origine dello spreco risiede nella totale perdita di valore delle produzioni alimentari e nel cibo ridotto a commodity, in tutte le fasi della filiera”, ha concluso. Fonte: Winenews, 07.11.2017

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