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Ago 25 2010

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I GIGANTI DELLA MONTAGNA AL MUSEO CAFFI

Serata con clima non certo alpino in questo scorcio di estate, dopo la parentesi autunnale di ferragosto. L’austera cornice del Museo è temperata dagli allestimenti accattivanti di alcune sale, dai laboratori attivi e, soprattutto per noi, dalla magnifica mostra sulla Priula, inserita nel Progetto Via Geoalpina che è il fulcro del nostro intervento e che ci fornisce una quinta di sicura suggestione.

Ci diranno a fine serata che più di 500 visitatori sono accorsi sciamando nel fresco delle sale dell’edificio di Piazza della Cittadella.
Nell’antro dell’allosauro, che vigila sornione, è posizionata la degustazione libera di un degno ambasciatore dell’eccellenza orobica: un Formai de Mut 2009, produzione Francesca Monaci, che è oggetto di un festoso assalto. Il gradimento è unanime e convinto, Val S.Martino bianco e Valcalepio rosso 2009 della Cantina Sociale di Pontida fungono da generosi comprimari.
Il momento chiave della serata è però rappresentato dal laboratorio didattico sui Giganti della Montagna che disegnano un  virtuale percorso del gusto dai primi strappi di Valle Brembana alla riposante Coira-Chur posta nel Cantone svizzero dei Grigioni, nodo centrale sulla via delle Fiandre, passaggio obbligato per carovane e  merci della Serenissima.
Sul tavolo dei degustatori sono posti ai quattro punti cardinali del piatto, altrettanti cardini della bontà casearia orobica.
Un Branzi di 180 giorni della Latteria Sociale di Branzi apre con successo la piccola maratona dei sapori, un formaggio di larga produzione ma di qualità indubitabile. Un riferimento per tutti.
Segue il Mut 2009 delle sorelle Monaci, Francesca e  Marzia, che rappresentano un promettente anello di passaggio e congiunzione generazionale. La bontà del formaggio depone decisamente a loro favore, il padre, Sebastiano, può dormire sonni tranquilli.
La quota di produzione si sente eccome, il bouquet delle erbe dei pascoli che percorre i nostri recettori, ci conferma che i nostri alpeggi hanno i numeri per competere con tutte le produzioni dell’arco alpino, per certo quando il latte è trasformato con tanta maestria, nel rispetto di tradizioni secolari, senza ricorrere a facili scorciatoie.
E quanto sopra vale a maggior ragione per il Bitto Valli del Bittopresidio Slow Food.  Apoteosi di erbe di monte e aria fina, storia e sapienza antica. Latte e caglio.  Il tocco, obbligatorio, di quel quid di capra si sente e la progressione del gusto raggiunge l’apice, ci godiamo l’ampio respiro del Passo di S.Marco e delle Valli del Bitto e di Gerola.
Una digressione prima della ripida discesa: un corsa di dorsale in dorsale verso ovest e i Piani di Artavaggio e la Sella, culla dell’ultimo gigante, il mitico Strachitunt dell’eterno giovanotto Guglielmo Locatelli, Sempre in movimento tra rupi e prati per seguire la mandria, trova sempre il tocco magico per conferire al suo capolavoro burrosa consistenza, profumi delicati e quel pizzicore che rende il suo formaggio ineguagliabile.
Torniamo sui nostri passi,  si scende a guadare l’Adda e si risale: ci si inerpica sui dirupi solatii dove matura il nebbiolo che restituisce con grazia e complessità, profumi e mineralità la passione dei vignaioli dei poggi valtellinesi di cui Mamete Prevostini è degnissimo testimone. Il suo Grumello 2006 si conferma un vino di pregevole fattura.
Proseguiamo e l’impegnativa salita ci promette una giusta ricompensa in terra elvetica: la sontuosa Alex le Rouge, cuvée speciale della Brasserie des Franches Montagnes che colma di spezie e tostati le papille, gradevolmente stimolate da un che di dolce-amaro che rincorre l’erbacea sapidità dei formaggi e ristora. Si sposa a meraviglia con alcuni, e non è una sorpresa, si accompagna degnamente con altri.
Un bel gioco di sapori e piaceri. Interpuntati dalla morbida gradevolezza del pane da pasta madre di Raffaele Mattavelli che concorre alla soddisfazione generale per un viaggio a volo d’uccello su un territorio ricco di piacevolezze paesaggistiche e di suggestioni storiche. Uno scrigno da presidiare.  (Lorenzo Berlendis)

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