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Set 27 2018

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RICORDANDO MIMMO: UNA STORIA SOGNANTE DI VITA, DI CIBO E DI SPORT A BERGAMO

La serata dedicata a Mimmo Amaddeo, organizzata da Slow Food Valli Orobiche e da Panathlon Club di Bergamo, nell’elegante location del Ristorante “DaMimmo ai Colli “, è stata per tutti  un groviglio infinito di emozioni: un incontro di passioni per la buona cucina, per i valori essenziali dello sport, per i racconti profondi di una vita familiare e professionale entusiasmante e, a tratti, quasi romanzata .

Tutto è iniziato in una serata di settembre ancora molto piacevole, nella cornice del giardino meraviglioso, serafico e armonioso del Golf dei Colli che, con i suoi tavoli accuratamente preparati, invita a sedersi e a godere del verde tutt’ intorno. Gli  ospiti sono stati accolti da un aperitivo che ha aperto la cena come omaggio a Mimmo all’insegna dei prodotti dei Presidi Slow Food  della Calabria, sua amata terra d’ origine, rintracciati con piacevole fatica dal figlio Massimo che gestisce il ristorante con un’ estrema attenzione per l’accoglienza e con una ricerca continua e dinamica in cucina. Per i salumi abbiamo degustato Capocollo Doc, ‘Nduja di Spilenga, Sopressata e Prosciutto di maiale nero. Per i formaggi: come Presidi il Caciocavallo di Ciminà e il Pecorino del Monte Poro e poi, a seguire, il Caprino dell’ Aspromonte e il Cacioricotta. Il ricco buffet di benvenuto ha proposto anche l’immancabile Pane di Mimmo cotto al forno a legna da accompagnare ad un olio unico e speciale, alle melanzane a filetti, ai pomodori secchi, alle alici “arriganate” e naturalmente ad  una crema alla ‘nduja .

Ed è stato subito sapore di Calabria, sapore di casa, di un viaggio iniziato tanti anni fa e che continua nell’ immaginario dei presenti, familiari, amici e appassionati di cultura gastronomica, nella loro memoria e soprattutto nei loro pensieri. Nelle parole commosse  di Silvio Magni, referente della condotta Slow Food e del  Presidente del Panathlon Attilio Belloli  e nelle parole di ammirazione del Questore di Bergamo, Girolamo Fabiano e del Campione del mondo di tiro dinamico Roberto Vezzoli, special guest della serata, tutti hanno cercato di far rivivere Mimmo tra le sue infinite passioni e creazioni. Iniziando dalla cucina: grande cuoco e grande amante della buona cucina e della diversità, grande sperimentatore e grande uomo pieno di coraggio e intraprendenza, si può dire che ha inventato la pizza a Bergamo  quando nessuno l’avrebbe mai detto, amante dei prodotti genuini e testimonial ideale di  Slow Food, promotore dei prodotti artigianali e locali e del biologico nel rispetto della natura e della ecosostenibilità.

In lui è stata ed è’ incarnata pienamente la filosofia Slow Food. Il figlio mi racconta che utilizzare i Presidi per questa cena è stato un ritorno ai gusti genuini così come gli aveva insegnato papà. Altro grande caposaldo la convivialità: sedersi a tavola con i propri figli è sempre stato per Mimmo  un momento importante perché’ la cultura del cibo per lui doveva essere condivisa. Fondamentale per Mimmo anche la curiosità verso il cibo, quella che Massimo ha cercato e cerca di mettere in pratica con un tocco di tradizione e un tocco di creatività: potremmo definirla una “innovazione ben riuscita”. E così si è rivelato nelle Melanzane di Mimmo, presentate come antipasto e squisitamente ripiene di Provola Assinana, Pecorino calabrese, pangrattato, tuorlo ed olive e nel profumatissimo e suadente primo piatto, servito al tavolo, Maccheroni  fatti rigorosamente a mano con il ferretto conditi al pesto alla calabrese con cipolla rossa di Tropea, pomodoro datterino, ricotta e origano selvatico e pecorino silano .

Un piatto forte, tenace, che ha saputo risvegliare sapori e ricordi. Le parole chiave sono intrecciate tra futuro e innovazione, semplicità e gesti quotidiani, come quelli celati nel profumo del Coniglio  in bianco alla moda della Nonna marinato al mandarino e arancia con olive e capperi servito come secondo piatto. Tra passato e futuro si colgono qualità e passioni in un percorso faticoso ma forte giunto alla terza generazione ,iniziato dal locale storico del 1956 in Città Alta a Bergamo, in una Bergamo non come la vediamo adesso ma in un quartiere chiuso, tetro dove non c’ era neppure la mozzarella. Erano gli anni del secondo dopoguerra e gli anni del miracolo economico. E così, Mimmo, dall’ incoscienza della sua giovane età tira fuori una determinazione e una grinta sorprendenti, è un inguaribile ottimista, amava la vita e guardava al futuro. Tra le sue parole dice che  non sappiamo ancora ciò che rivoluzionerà il mondo tra 20 anni, ma ci sarà comunque una tavola per mangiare insieme e una cucina onesta, curiosa e avventuriera .

Il dessert, la famosa Pitta ‘nchiusa accompagnata da un peculiare Gelato alla Liquirizia di Rossano calabro e caco amaro, servito con un Passito calabrese, ha preceduto i racconti emozionanti del “Mimmo sportivo ” unendo così garbatamente la parte culinaria e la parte sportiva della serata. Il Panathlon è un’ associazione sportiva che ha lo scopo di diffondere valori basilari, un club aperto i cui soci vivono nello sport e diffondono una cultura sportiva tout court e Mimmo, nella sua grande passione per il Tiro a Segno, ha incarnato questi principi di integrazione, di fair play, di rigore, di rispetto delle regole. Massimo mi racconta il suo pregio: aver trasformato la pistola non come semplice arma ma come attrezzo sportivo in grado di dare grandi soddisfazioni sia a livello sportivo che a livello umano e sociale. Il Tiro a Segno era proprio la sua grande passione nata quasi per caso negli anni ‘ 60 e ’70 e inizialmente come arma di difesa: col tempo ne ha fatto un attrezzo sportivo e un valore trainante della sua vita .

Figli e nipoti vengono coinvolti tutti in questa passione e a tutti viene trasmesso il suo messaggio forte: in tutto ciò che faceva si “buttava anima e corpo ” con una costanza  e un’energia unici. Dopo essere stato Presidente per quattro lustri e Presidente onorario per dieci anni Mimmo regala l’ultima sua arma al Poligono, quasi un atto di amore per ciò che aveva ricevuto in tutti questi anni dal suo amatissimo sport. Il Campione Roberto Vezzoli ci incanta tutti col suo racconto denso di ricordi dedicandogli un tratteggio soprattutto umano e considerandolo il “padre putativo ” di tutti loro sportivi. Così, in questa serata dove sport e cultura gastronomica si sono abbracciate, emerge la figura di un uomo semplice, Mimmo, che ha saputo creare dal quasi nulla  una realtà importante e ha saputo costruire una bella unione di valori umani, sportivi e culturali .Era un maestro nella professione, nel suo amato sport ma soprattutto nella famiglia, che per lui era il perno di tutto, il motore di partenza e di arrivo, il ponte indissolubile tra passato e futuro. Questo l’ ho potuto percepire ancora negli occhi e nelle parole dei figli e del nipote che mi dice che a Natale la famiglia si riunisce e si mangia “tutti insieme” per rispettare il gesto rituale del nonno che si riposava solo il giorno di Natale .

L’ultimo mio pensiero va alla parole  perché Mimmo amava anche scrivere, un po’ come tutti i pensatori e i sognatori: scriveva poesie e ha scritto anche la sua storia, la sua autobiografia, partendo dal piccolo mondo di Reggio Calabria. E da questo mondo ne ha creato un altro, di integrazione tra geografie e culture, un mondo fatto di amore come quello profondo per Lina, la sua compagna di vita, la sua forza di volontà e la sua musa ispiratrice e un mondo di sperimentazioni continue in tavola. I nipoti possono godere di un dono immenso: l’estro del nonno e la  concretezza della nonna. Il suo insegnamento più bello? Forse il saper guardare lontano, la sua consapevole e attenta lungimiranza, un dono di pochi questo. Ha saputo vedere in un futuro grande. E noi, per una sera, abbiamo sognato con lui. Annalisa Andreini,  www.dolciemozioniincucina.it

Le immagini

I cibi e i piatti

I Famigliari

Il ricordo

I partecipanti

Il Brindisi finale

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