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Mar 18 2020

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DAI TERRENI CONFISCATI ALLA MAFIA

5 ettari vitati a Grillo e Nero d’Avola. Il progetto della Cooperativa “Liberarmonia”, a Monte Sara, nell’Agrigentino, per produrre, tra qualche anno, Doc Sicilia

Cinque ettari di vigneti sui terreni confiscati alla mafia, per incentivare le aziende vitivinicole della Valle del Belice e di Ribera e, soprattutto, offrire un piccolo ma concreto granello di speranza e di cambiamento delle coscienze. È il progetto della cooperativa siciliana “Liberarmonia” di Poggioreale, che a Monte Sara, tra Cattolica Eraclea e Ribera, dove già da diversi anni coltiva in un altro appezzamento grani siciliani, in questi giorni ha dato il via alla piantumazione di 17.000 piante di vite in un terreno confiscato a Gaetano Amodeo, esponente di spicco della famiglia mafiosa di Cattolica Eraclea e legato oltreoceano al clan Rizzuto, una delle più potenti organizzazioni mafiose italo-canadesi.

La piantumazione delle barbatelle, tutte innestate, si concluderà domani, mentre fra due settimane si procederà con la palificazione per completare la realizzazione del vigneto con sesto a spalliera, che sarà composto per tre ettari dalla varietà Nero d’Avola e per due di Grillo. La cooperativa “Liberarmonia” ha previsto per questo vigneto, che darà vita fra tre anni a vini a marchio “Sicilia Doc”, un investimento complessivo di 80.000 euro tra aratura, acquisto delle barbatelle e messa meccanica a dimora, impianto di palificazione, manodopera e periodica irrigazione delle piantine.

Stiamo lavorando anche alla realizzazione di una cantina e una struttura d’accoglienza per i turisti nel casolare che si trova su questi terreni spiega il curatore del progetto, l’agronomo Angelo Moscarelliè nostra intenzione anche partecipare ad altri bandi per la gestione a fini sociali e lavorativi di terreni confiscati nell’Agrigentino”. “Il nostro obiettivocommenta la presidente della cooperativa “Liberarmonia” Rosalia Nuccioè incentivare lo sviluppo locale delle aziende agricole nella Valle del Belice e nel territorio di Ribera, agevolando l’aggregazione a Liberarmonia di piccoli produttori agricoli che sono costretti a svendere la loro materia prima a prezzi stracciati. Le nostre produzioni sono tutte biologiche e provengono sia dalle terre liberate dalle mafie che dai nostri produttori associati. Il riuso sociale delle terre confiscate rappresenta per il nostro territorio un granello concreto di speranza e di un profondo cambiamento delle coscienze”. Fonte: WineNews, 18.03.2020

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