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Ago 07 2014

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DALLE AGROMAFIE ALLE ZOOMAFIE

le mani della criminalità organizzata anche sulla filiera ittica, uno dei comparti più a rischio illegalità.

Sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel comparto della pesca e della vendita di pesce, si registrano diversi interventi dell’antimafia. Ma vi è una sorta di illegalità diffusa che va dalla pesca al commercio al dettaglio. Nonostante gli interventi della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza, la pesca illegale è ancora ampiamente praticata in tutto il Paese ed è stata favorita, se non tollerata, dalla debole ed inefficace risposta delle istituzioni, dalle sanzioni irrisorie, dalle deroghe e permessi speciali spesso concessi senza tenere conto dei pareri scientifici. I casi più dimostrati sono l’illegalità nella pesca al tonno rosso e nell’uso delle spadare, la vendita di pesce sotto misura o di specie vietate, lo strascico sotto costa. La pesca di frodo, nelle sue sfaccettate forme di illegalità, viene perpetrata con mezzi e strumenti sempre più sofisticati e addirittura con aerei usati per individuare il tonno.

E non va meglio neanche sul fronte dell’alimentazione, dove non potevano certo mancare le infiltrazioni in un filone come quello legato all’alimentazione umana e alle attività zootecniche ad essa connesse: un sistema di malaffare legato alla gestione di allevamenti, alle truffe, al traffico illegale di medicinali e sostanze dopanti, al furto di animali da allevamento, alla falsificazione di documenti sanitari.

Negli ultimi anni sono stati sequestrati e confiscati a diversi esponenti delle varie famiglie mafiose o camorriste, tra gli altri beni, aziende agricole, allevamenti di bovini, bufale e cavalli, caseifici, società per la commercializzazione di prodotti agroalimentari, macellerie.

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