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Mag 13 2013

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DURA E INCERTA, LA VITA DEL PESCATORE

MA CI SONO “GIOVANI E AMANTI DELL’AZZARDO” CHE COME MESTIERE SCELGONO LA VIA DEL MARE

La vita del pescatore è dura: la fatica del mare, l’incertezza del “raccolto”, i consumi del pesce fresco che calano, così come la redditività del pescato, i costi che crescono, il fermo pesca di alcune specie per evitare l’esaurimento degli stock ittici, e così via. Eppure c’è una generazione di pescatori “giovani e amanti dell’azzardo”, che continuano a credere in un mestiere antico e di grande tradizione come quello del pescatore, soprattutto se si tratta di piccola pesca quella che utilizza metodi artigianali, fatta di rispetto per il mare prima che di avidità, di conoscenza profonda più che di uniformità superficiale. E che a Slow Fish di Genova ha portato tante testimonianze. Come quella di Marco Bazzardi, pescatore di Noli (Savona). “Sono nipote d’arte ma per tanti anni mi sono rifiutato di uscire a pesca. Poi mi hanno convinto perché facevo il bagnino – racconta – e d’inverno non avevo reddito. La prima settimana è stata traumatica: avevo il rifiuto di toccare tutti quei pesci e poi che noia togliere i nodi alle reti! Poi pian piano è nata la passione e ho capito la cultura che fino ad allora avevo negato”. Marco è il presidente della cooperativa pescatori di Noli e, anche grazie al suo temperamento trascinante, si sono avvicinati altri 2 ragazzi: “se hai coraggio da vendere il tuo futuro è nella pesca: cosa c’è del resto di più rischioso che uscire in barca senza sapere quale sarà il risultato e quanto guadagnerai quella notte?”.

Il pesce è quello cosiddetto povero e le tecniche sono sostenibili per forza: bughe, zerri e cicciarelli (Presidio Slow Food) pescati con reti da posta o addirittura all’amo. “A Noli la strada del mare si impara da bambini: i figli dei nostri pescatori hanno già visto tutte le fasi a 9 anni, finiscono di studiare e si ritrovano con un mestiere in mano”.

Chiacchiera da esperto e piglio da imprenditore sono i segni particolari di Davide Petrini, presidente della cooperativa Il Pesce Pazzo di Varazze (Savona). E come si poteva mai chiamare l’attività di uno che 8 anni fa insieme alla moglie ha abbandonato il negozio di ottica di famiglia per seguire una strada data in perdita? La passione era nata già in giovane età: “a 16 anni mentre studiavo compravo la mia prima barca e avevo già la licenza di pescatore professionista. E poi ho girato il mondo con la pesca sportiva”.

La cooperativa oggi conta 20 soci la metà dei quali donne, età tra i 18 e i 26 anni e un incremento annuo che supera il 20%: “la strada è diversificarsi, non pesare così tanto sulle risorse del mare ma valorizzarle tutte, una ad una. E così all’attività di cattura abbiamo affiancato la trasformazione e il punto ristoro, la vendita e l’ittiturismo: solo così riusciamo a pagare tutti gli stipendi”. Un mestiere quello del pescatore che ha bisogno prima di tutto che vengano rimossi gli ostacoli per essere una fonte di reddito e dare futuro ai giovani e al mare. fonte: wimenews

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