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Ago 30 2021

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IL MIELE DI TIMO IBLEO È A RICHIO E DIVENTA PRESIDIO SLOW FOOD

Nuovo presidio Slow Food in Sicilia: è il miele di timo ibleo, prodotto da tutelare in un momento storico come quello attuale, segnato dal cambiamento climatico e la decimazione delle api.

Il miele di timo ibleo

Profumato e ideale con tante ricette, il timo è una delle piante aromatiche più apprezzate di sempre, tra le principali della dieta mediterranea. Tra le tante, è la varietà Thymus capitatus a distinguersi per il miele particolare che riesce a regalare, una pianta che in Sicilia dà il meglio di sé, in particolare sui Monti Iblei, dove esiste da millenni. Già citato da Virgilio, Ovidio e Plinio il Vecchio, il miele di timo ibleo è di colore ambrato più o meno chiaro e caratterizzato da odori floreali un po’ speziati, il sapore dolce e l’aroma intenso e persistente. Dallo scorso 26 agosto 2021 questo miele è diventato Presidio Slow Food, prodotto da tutelare e valorizzare, già da tempo a rischio scomparsa: “C’è sicuramente una questione dovuta alla diminuzione dei timeti e la conseguente quantità di fiori a disposizione delle api mellifere”, ha spiegato Carmelo Maiorca, referente Slow Food del Presidio del miele ibleo.

Miele di timo ibleo: un prodotto a rischio

Le conversioni dei terreni rocciosi in terreni agrari è un’altra causa impattante, poiché avviene “attraverso scriteriati sbancamenti di molte zone di garìga”, il tipo di vegetazione contraddistinta da bassi cespugli con arbusti ed erbe, l’ambiente più diffuso sui Monti Iblei che rappresenta un ottimo pascolo per le api. Ma c’è anche il problema della “raccolta indiscriminata del timo”, senza contare incendi e inquinamento. E, naturalmente, il cambiamento climatico, che ha degli effetti evidenti sulle fioriture. A lanciare il grido d’allarme è Rosa Sutera, referente dei produttori del Presidio: “Questa estate è stata ancora peggiore degli scorsi anni. Abbiamo portato 50 famiglie di api nel siracusano e abbiamo raccolto appena dieci chili di miele di timo. Per le alte temperature e per gli incendi che hanno colpito queste aree, molte famiglie sono morte e altre hanno deciso di lasciare le arnie per il caldo eccessivo”. Dai 6 kg ad arnia che si producevano nelle stagioni migliori si è passati a una media di 2 kg, e nell’ultima estate il dato si è ulteriormente ridotto.

Gli obiettivi del Presidio

I produttori del Presidio, oggi, sono soltanto due: “Il lavoro è molto e la redditività bassa, perché i quantitativi sono scarsissimi. Il 2021, poi, è stato l’anno della apocalisse. Non si può andare avanti così: lavorare, non guadagnare e perdere le api”. Il riconoscimento come presidio si pone l’obiettivo di valorizzare un miele dalle caratteristiche uniche, ma soprattutto di fare luce sulla problematica legata all’apicoltura e al declino dei timeti. Il timo, infatti, è una specie da riforestazione: mediante la piantumazione in luoghi idonei è possibile ripristinare ambienti naturali alterati, mettendo a disposizione delle api nettare prezioso e permettendo agli apicoltori di proseguire la tradizione di portare le arnie sulle fioriture del timo. Fonte: Gambero Rosso, Michela Becchi, 30.08.2021

 

 

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