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Set 10 2022

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“PREPARATEVI, CI SORPRENDERÀ”: CARLIN PATRINI RACCONTA CARLO III D’INGHILTERRA

Il fondatore di Slow Food è unito da antica amicizia al nuovo sovrano inglese, a cui lo legano l’appassionata attenzione alle necessità del mondo di domani

Tutto il mondo pensa di conoscerlo, ma in realtà si sono fermati all’apparenza“. Non è stata studiata la sua passione, contro un’immagine pubblica che sembra sempre troppo fredda. Non è stata raccontata la sua modernità, decisamente lontana dal fané, che è l’aggettivo a cui siamo più abituati ad avvicinarlo. Carlo III d’Inghilterra, che per tutta la sua vita adulta è stato l’eterno erede al trono, il mai re, raccontato dal suo amico e sodale di attivismo ambientale Carlo Petrini riemerge dalle nebbie di una contemporaneità che è già storia. “E’ un uomo preparato ed empatico, la cui sensibilità ambientale ed ecologica è molto di più che la mera passione personale che è stata raccontata negli ultimi anni“.  

Vede, mi capita una cosa strana, essere fortemente repubblicano e amico di un Re“, racconta Carlin Petrini con un sorriso ironico. Ricordi che diventano in questo caso un monito, un condensato di tutto ciò che è stato fatto negli anni dal nuovo sovrano di Commonwealth e Regno Unito. “Non posso immaginare né suggerire cosa potrà o potrebbe fare adesso che finalmente è diventato ciò che ha aspettato tutta la vita di essere, ma so una cosa. Che dobbiamo prepararci ad essere sorpresi” da una figura ben delineata, con un carattere deciso e interessi personali molto acuti. Ma soprattutto da un re “talmente preparato, da essere attualmente l’unico Capo di Stato al mondo realmente competente sulla più grande emergenza che possiamo affrontare come uomini contemporanei“. L’energia, il mondo che cambia, il riscaldamento globale.  

Carlo Petrini  

La madre ha attraversato la storia, e ci siamo abituati a pensarla testimone di due secoli. Impossibile paragonare le due figure, “ma è certo che anche Carlo quei due secoli li ha attraversati” e si è fatto “interprete umano” dei cambiamenti e delle necessità. Sbaglierebbe molto, continua Petrini, “chi si dovesse trovare a definirlo o a pensarlo come uno sprovveduto. Ha dedicato quasi tutta la sua vita a proteggere e preservare il patrimonio agricolo del suo Paese, ma non si è mai accontentato di badare solo al suo orticello. È stato ed è promotore di centinaia di iniziative a sostegno delle comunità agricole in ogni parte del mondo“, a partire da quei paesi del Commonwealth che come lui stesso ha detto a Glasgow (“è stato lo speaker ufficiale della Cop26 sul clima tenutasi in Scozia nel 2021 non a caso”) “più di tutti soffrono dei cambiamenti climatici“. Camerun, Gambia, Ghana e Sierra Leone come esempio potrebbero bastare, ma Carlo d’Inghilterra ha viaggiato instancabilmente per portare la sua attenzione e il suo aiuto senza differenze di appartenenza politica. 

Il filo conduttore del suo lavoro già “in calce al suo discorso che fece nel lontano 2004 a Torino, in occasione dell’inaugurazione della prima edizione di Terra Madre. Ci conoscemmo allora” e davanti a contadini provenienti da 150 Paesi in tutto il mondo lui parlò denunciando e sottolineando come “se negli ultimi 15 anni le ricerche nelle biotecnologie fossero state concentrate sul trovare nuovi metodi di coltivazione sostenibile e non invasiva il mondo sarebbe potuto essere salvato“. Una delle sue dichiarazioni più significative è stata rilasciata in un’intervista del 12 dicembre 2007 allo stesso Petrini, pubblicata su La Repubblica: “Ho sempre creduto – scriveva l’allora principe -, che l’agricoltura sia non solo la più antica ma anche la più importante attività umana. La base della cultura e della civiltà stessa“. Sono parole, sottolinea con emozione e convinzione Carlin Petrini “di una potenza e di una modernità impressionanti. Sembrano scritte oggi e invece sono state pronunciate quasi vent’anni fa. E soprattutto furono pronunciate da un uomo che già da anni lavorava, approfondiva e si batteva per quelle tematiche“. Qualcosa oltre, insomma, i confini di Highgrove House, la sua residenza più amata e che oggi è interamente autosufficiente e custodisce anche una piccola azienda agricola interamente a regime biologico. “Non è un modaiolo, è un profondo e concreto punto di riferimento“. 

Una memoria scelta tra le tante, ma non necessariamente su tutte, lo lega a un momento traumatico della nostra storia contemporanea. “Il suo ultimo viaggio in Italia è stato all’indomani del terremoto di Amatrice. Mi ha chiamato e, come faceva ogni volta, mi ha chiesto di poter conoscere delle persone, lavoratori e contadini. E quindi così come era successo in altre occasioni (tra cui la sua visita all’Università di Pollenzo ndr) eppure con un’emozione speciale lo accompagnai sui luoghi del sisma, dove potè conoscere gli agricoltori e gli artigiani che più erano stati colpiti dalla tragedia. Parlò con loro molto a lungo, si fece raccontare le loro storie e i loro prodotti, che poi chiese fossero spediti in Inghilterra, dove avrebbe provveduto a farli vendere per poterli aiutare. Lo fece davvero, ovviamente, e non posso spiegare quanto contò il suo operato per quegli uomini e quelle donne: distrutti da quanto appena successo si trovarono davanti un interlocutore realmente attento e interessato, oltre che concreto nel volerli aiutare“. Perché se c’è un aspetto fondamentale del Carlo III d’Inghilterra raccontato da Carlo Petrini, è la proattività. Il non essere uno studioso accademico, ma un uomo dei fatti, “oltre che di cuore”. Decisamente poco spaventato dal non essere un’icona pop.

Re Carlo III d’Inghilterra ad Aberdeen si appresta a volare verso Londra per incontrare il governo inglese (foto Aaron Chown/POOL/AFP) (afp)

Perché in fondo un’icona (green) lo è già, a modo suo, e può continuare a esserlo “soprattutto per quei giovani che in tutto il mondo seguono il suo pensiero e il suo lavoro” o lo seguiranno e lo conosceranno poi, “decisamente la generazione più drammaticamente attenta a quelli che sono i cambiamenti climatici di oggi. Ed è per questo che possiamo dire con certezza, pur conoscendo le limitazioni che il ruolo di Re d’Inghilterra impone, che Carlo III è pronto a portare una profonda ventata d’innovazione e di svecchiamento” all’interno di un’istituzione che oggi alcuni giornali definiscono debole e da riformare. Ancor di più all’indomani della morte dell’ultima grande regina, amatissima e rispettata. “La momento che si trova oggi a vivere Carlo è epocale. Molti lo definiscono, e probabilmente lo sarà, un re di transizione. Ma ricordiamoci – conclude con un monito bonario – che molto spesso i sovrani definiti come tali, sono quelli che apportano alle loro istituzioni di riferimento i cambiamento più grandi ed epocali. Realizzare l’evoluzione delle cose in armonia con la Storia, sarà quella la vera sfida“.    Fonte: laRepubblicva, IL GUSTO, Lara De Luna, 09.09.2022

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