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Giu 16 2021

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AGRICOLTURA BIODINAMICA SOTTO ATTACCO, MA È LA BASE DA CUI È NATO IL MOVIMENTO BIOLOGICO

Parte della comunità scientifica e politica contro l’equiparazione nel Ddl sul biologico: due punti di vista in cerca di una sintesi

Il biodinamico alla prova del fuoco

L’iter per l’approvazione del Ddl “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” è atteso al passaggio alla Camera, accompagnato da quasi un mese di polemiche incrociate per l’inserimento e l’equiparazione, nel testo, già approvato al Senato (quasi all’unanimità), dell’agricoltura biodinamica. Una scelta che si è attirata le aspre critiche di una parte della comunità scientifica, con la Commissione Ricerca dell’Accademia dei Lincei, che ha definito l’agricoltura biodinamica priva di ogni base scientifica, ed è convinta che un suo eventuale finanziamento pubblico getterebbe discredito sull’Italia. Agricoltura biologica ed agricoltura biodinamica non sono la stessa cosa, ed anzi secondo l’Accademia dei Lincei “l’agricoltura biodinamica è qualcosa di talmente diverso che il nostro Senato dovrebbe riconoscere come grave errore l’avere attribuito alla biodinamica uno status tale da poter essere addirittura sostenuta e incentivata a spese dei contribuenti. L’agricoltura biodinamica – si legge nel testo della Commissione Ricerca dei Lincei – prevede, infatti, pratiche basate su insensate credenze esoterico/astrologiche che sembrano uscite da un trattato di stregoneria. Pratiche che non solo non hanno alcuna base scientifica o empiricamente dimostrabile, ma risultano addirittura grottesche e in molti casi ripugnanti. Pratiche che, se verranno adottate, getteranno discredito sul marchio di qualità del nostro Paese, che il Ddl intende invece valorizzare e tutelare”.

Una posizione forte, sostenuta apertamente anche dalla Senatrice a vita Elena Cattaneo, l’unica a votare contro al testo in Senato, e la cui mozione è contro l’agricoltura biodinamica è stata respinta dall’Aula, che ha definito “stregonesche” le pratiche dell’agricoltura biodinamica. Un attacco frontale, sostenuto da associazioni, organizzazioni agricole e non solo. Attenzione però, perché non è un coro, quello contro l’inserimento dell’agricoltura biodinamica nel DDL relativo all’agricoltura biologica. Se Massimiliano Giansanti, alla guida di Confagricoltura, esprime “perplessità”, Coldiretti non rinnega il suo punta di vista su un’agricoltura inclusiva, in cui i biodinamici sono al fianco degli agricoltori tradizionali. Del resto, da decenni il mondo del biologico e quello del biodinamico marciano spalla a spalla, e non è errato considerare l’agricoltura biodinamica all’interno del macro insieme dell’agricoltura biologica. È la storia del movimento bio, in Italia e non solo, a dirlo, ma anche la presenza, nelle Commissioni tecniche e scientifiche, di rappresentanti dell’uno e dell’altro campo. La cesura che la Commissione Ricerca dell’Accademia dei Lincei e la Senatrice Cattaneo, che grande eco mediatica hanno avuto in queste ultime settimane, racconta una visione parziale delle cose, oltre che un po’ superficiale, arrivando ad un attacco frontale da cui il mondo dell’agricoltura biodinamica è chiamato a difendersi.

La storia ci insegna che è difficile difendersi dall’accusa di stregoneria”, dice a WineNews Carlo Triarico, alla guida dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica. “Per noi parlano i dati: i disciplinari biodinamici sono pubblici, e hanno pratiche agronomiche serie e fondate, da cui è nata la stessa agricoltura biologica. È una polemica che si fa forte di una mancanza di contraddittorio, anche se le aziende biodinamiche in Italia sono, secondo il Ministero dell’Agricoltura, 4.500, con una media di 19 addetti ciascuna, ossia decine di migliaia di lavoratori, che certo non fanno stregoneria. Si parla, specie nel vino, di aziende di altissima qualità, alcune di primissimo piano. Sorprende che si possa fare questa polemica nel 2021, lasciando pensare che davvero nelle aziende biodinamiche si sacrifichino vacche e si squartino topi: una cosa folle, perché i preparati biodinamici sono corroboranti, classificati dal diritto italiano, nella normativa dei fertilizzanti. La commissione tecnico-scientifica interministeriale che valida questi strumenti e ne permette il commercio, è controllata dagli esperti della produzione di fertilizzanti chimici. La Società Italiana di Scienze Biodinamiche è presieduta dal Professor Alessandro Piccolo, luminare della Federico II di Napoli, dove è ordinario, un profilo di altissimo livello, e come associazione ha portato avanti studi sulla composizione molecolare dei preparati, monitorato le aziende biodinamiche, la genomica, con lavori importantissimi. La biodinamica si insegna in tante Università, da Napoli a Firenze, da Padova a Bologna, da Salerno al Salento”.

Nessuno, però, ha coinvolto nel dibattito pubblico, il mondo della biodinamica, “almeno per capire i risultati raggiunti”, riprende Carlo Triarico. “Lavorando sulla fertilità della terra, il lavoro, specie in vigna, è di pregio. Steiner aveva studiato chimica al Politecnico di Vienna, ed i suoi allievi erano tutti studiosi di biologia, chimica e medicina: quando si parla di fertilità della terra lo si fa su basi scientifiche, la biodinamica è la base stessa del biologico, altro che stregoneria. Si parla di pratiche consolidate, di un settore in crescita, economicamente importante”. Di certo, il mondo del biodinamico paga l’assenza di una scelta ideologica fatta decenni fa, quella di “non privatizzare una parola, affinché l’agricoltura biodinamica potesse diffondersi e non essere di proprietà di nessuno, per questo non è mai stato registrato come marchio, ma esiste Demeter. Questa pratica è di tanti agricoltori, ma la separazione ed il dualismo tra contadini biologici e biodinamici, non esiste. I biodinamici sono sempre stati molto aperti nei confronti degli altri agricoltori, vogliono essere di riferimento, dare una mano, aiutare il Paese nella transizione all’agroecologia, che anche l’Europa ci indica. La strategia di rompere il fronte non arriva dal mondo dell’agricoltura, dove non c’è alcuna necessità di scontrarsi, non serve a nessuno. Tutte le agricolture che lavorano sulla qualità concorrono all’interesse del Paese, non vorrei che lo scopo fosse quello di bloccare, ancora una volta, la legge sul biologico, che per la terza legislatura non arriverebbe ad essere approvata”, ricorda il presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica.

La chimica – continua Triarico – è una base fondamentale per lo studio dei suoli, e l’agricoltura biodinamica è una chiave moderna di lettura dei cambiamenti in atto, di buonsenso. Il tema grosso riguarda il paradigma scientifico, perché non si può stare fermi con i danni ambientali che ci sono, non possiamo non vedere la complessità, con un approccio anche sociale e culturale diverso. I Lincei e la Senatrice Cattaneo dovrebbero accogliere i nostri inviti e visitare un’azienda biodinamica, scoprirebbero tecniche avanzate, tecnologie moderne, personale preparato, e cadrebbe il castello di queste costruzione fantasiosa sulla biodinamica, dove lavorano più giovani, donne e laureati della media del settore. La cosa che consola è che questa legge è stata presentata per la prima volta da De Castro, una delle figure più competenti nel mondo politico italiano, nel 2008, e già allora c’era il riconoscimento della biodinamica equiparata ai sensi di legge a quella biologica, che esca fuori dopo 13 anni da da pensare”. D’altro canto, “l’agricoltura biodinamica è sempre stata citata dai regolamenti Ue del biologico, sin dal 1991, e questo, nelle intenzioni del legislatore, vuol dire comprendere il mondo della biodinamica in quello del biologico, e tecnicamente è così: le aziende biodinamiche sono biodinamiche solo se sono certificate biologiche, anche perché il prefisso bio in Europa non si può usare altrimenti. I biodinamici applicano l’agricoltura biologica, senza aggiungere nulla, semmai togliendo qualcosa, con norme più restrittive e mezzi tecnici che dobbiamo usare sempre. Abbiamo l’obbligo di usare gli animali, per avere la concimazione con la sostanza organica prodotta da noi, e questa è una restrizione rispetto al biologico. Nel vino – dove ci sono esempi altamente qualificanti, come Romanée-Conti in Francia e Orsogna in Italia, dove oltre 400 ettari sono condotti secondo i principi della viticultura biodinamica – abbiamo il limite di 3 chili di rame ad ettaro, contro i 4 del biologico. Lavoriamo per il circolo chiuso e la biodiversità, prevista dai nostri protocolli. Ci sono restrizioni, ma nessuna pratica magica, neanche il mitico calendario, che però vendono decine di migliaia di copie ogni anno ...”, conclude Carlo Triarico, alla guida dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica.

Non ne fa una questione di biologico contro biodinamico, invece, il professore Attilio Scienza, tra i massimi esperti di viticoltura ed enologia al mondo, ordinario all’Università di Milano, che, nei confronti dell’agricoltura biologica, e per estensione di quella biodinamica, ha sempre nutrito un certo scetticismo. “Non ho assolutamente nulla in contrario, e credo che la richiesta di un riconoscimento sia legittima”, commenta a WineNews. “Però, quello che proprio non mi spiego è perché i fondi Ue e nazionali dovrebbero premiare chi fa biologico, e quindi biodinamico. Sono scelte libere, che ogni imprenditore dovrebbe sostenere con i propri mezzi. Il biologico non è l’unica via per un’agricoltura sostenibile e produttiva, anzi. Esiste l’agricoltura integrata, il cui riconoscimento sta ancora muovendo i primi passi, ma che per residui sul terreno, livello di produzione e tutela della biodiversità dà risultati simili a quelli dell’agricoltura biologica e biodinamica. Ma con costi inferiori e redditività maggiore. Il biologico, in fin dei conti, non aggiunge nulla a livello scientifico a ciò che si conosce, al contrario, si basa sulla riduzione e sul rifiuto, della chimica come della ricerca genetica, lasciando lo zolfo e il rame, non considerando il pericolo che rappresenta per i suoli, un pericolo enorme per la vita microbiologica del terreno. La biodinamica, invece, è un ulteriore passo in quella direzione, ma senza alcun rapporto con l’agricoltura di una volta: non c’è una relazione tra questi due approcci, ma ognuno è libero di fare quello che vuole, a patto di dare al consumatore le informazioni giuste e corrette”, conclude il professore Attilio Scienza.

Al fianco dell’agricoltura biodinamica, infine, si schiera, com’era lecito e giusto aspettarsi, Carlo Petrini, presidente Slow Food, che ieri, sul quotidiano “La Stampa, ha voluto dire la sua e fare chiarezza. “La situazione che si è generata è sintomo di un vecchio paradigma riduzionista duro a morire, che vede la realtà a compartimenti stagni. E badate bene, io sono tutto fuorché un oppositore del metodo scientifico. Penso però che questo debba essere applicato con un’attenta dose di buon senso e non con una fiducia – quasi mistica – che possa funzionare sempre, e in ogni ambito. Lo scenario agricolo mondiale attuale, con la chimica di sintesi che dalla Rivoluzione Verde in poi è diventata la prassi del ciclo produttivo del cibo, è un esempio lampante delle drammatiche conseguenze di quando ciò avviene. Pensare di poter abusare di input artificiali esterni per perseguire l’aumento delle rese agricole senza incidere negativamente sull’ecosistema, la sua biodiversità e il clima non è stato altro che uno specchietto per le allodole (…) In una società dove il sistema alimentare inquina, spreca e ammala, mi sembra molto chiaro che la prerogativa non è più produrre di più con meno, ma meglio. Nel rispetto della Terra attraverso pratiche rigenerative non energivore o depauperanti. Di coloro che la coltivano, nella libertà di compiere le proprie scelte, riconosciuti e tutelati anche dal punto di vista normativo. Di tutti noi cittadini che abbiamo il diritto a un cibo sano e che soddisfi il fabbisogno nutrizionale e non solo quello energetico. (…) Quindi, miei cari scienziati scettici, non si tratta di favorire gli agricoltori biologici e biodinamici perché ci stanno più simpatici. Bensì di disporre di un modello, anche normativo, alternativo a quello convenzionale. Questa è anche la direzione indicata dall’Unione Europea, che individua il 25% della superficie agricola coltivata a biologico entro il 2030 (sul 7% del 2020), come un obiettivo cardine per rendere il sistema agroalimentare più sostenibile e favorire la transizione ecologica. La modernità agricola è nelle mani di coloro che lavorando la terra coniugano i vantaggi offerti dalle innovazioni tecnologiche con i saperi e le pratiche ancestrali”, scrive ancora il fondatore Slow Food Carlo Petrini. Fonte: WineNews, 16.06.2021

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