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Ott 03 2023

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IL RESTAURO DI TENUTA TASCANTE E LA NUOVA CANTINA GRACI PREMIATI A “IN/ARCHITETTURA 2023 SICILIA”

In attesa dei premi nazionali, tutte le realtà enoiche in lizza. In Veneto riconoscimento a Cantina Gorgo, nel territorio del Custoza

Terrazzamenti, tutti in pietra lavica, realizzati a secco. “Il progetto recupera con sensibilità un edificio rurale preesistente dimostrando che si può intervenire nel patrimonio storico con attenzione al manufatto e insieme con una qualità architettonica attuale”. È la motivazione con cui il restauro del complesso alle pendici dell’Etna di Tenuta Tascante, una delle cinque Tenute della griffe siciliana Tasca d’Almerita, realizzato nel 2021 dallo Studio MAB Arquitectura degli architetti siciliani Floriana Marotta e Massimo Basile, si è aggiudicato il premio “In/Architettura 2023 – Sicilia”, riservato alle opere più innovative, efficienti e virtuose per la valorizzazione del territorio e della società, nella categoria “Interventi di rigenerazione/recupero”.

L’iniziativa, promossa da IN/Arch (Istituto Nazionale di Architettura) e Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), con la collaborazione di Archilovers, network internazionale per l’architettura e il design, ha inoltre riconosciuto una menzione speciale a un altro progetto firmato da MAB Arquitectura e commissionato da Tasca d’Almerita: il restauro dell’ottocentesco faro di Capofaro, situato su un promontorio a strapiombo sul mare di Salina, un compendio di straordinario valore architettonico, paesaggistico, storico e culturale, recuperato valorizzando ognuno di questi aspetti.

Restando in Sicilia, tra i premiati per gli “Interventi di nuova costruzione” c’è anche Cantina Graci, a Castiglione di Sicilia, che, con il progetto di ACA Amore Campione Architettura, ha conquistato anche il Premio speciale WTW – Willis Towers Watson, per “la bellezza estetica unita alla semplicità, data dall’utilizzo di cemento armato all’interno e l’integrazione totale nell’ambiente che lo circonda. Quello che colpisce maggiormente è proprio l’integrazione totale con la natura; l’idea di inserire l’edificio completamente nel suolo, quasi nascondendolo, fa percepire quanta importanza venga data ad esso, considerato come un elemento fondamentale, quasi sacro.

Sono centinaia, da tutta Italia, i progetti in gara per i tre premi “In/Architettura” 2023 (Premi per interventi di nuova costruzione, Premi per interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente – restauro, ristrutturazione, rigenerazione e Premi speciali), assegnati, sia a livello nazionale che regionale, da giurie di architetti, docenti universitari e professionisti del settore, con la maggior parte delle Regioni che si devono ancora pronunciare. Oltre alla Sicilia, anche il Veneto ha già svelato i suoi vincitori, con un’altra cantina premiata, questa volta nella categoria “Interventi di nuova costruzione”: Cantina Gorgo, con i suoi 53 ettari di vigneti biologici nel territorio del Custoza, tra le colline moreniche del Lago di Garda, si è affidata allo studio di architettura Bricolo-Falsarelle per realizzare un ambiente aperto dedicato alla degustazione, godendo dello scenario ambientale, sulla scia della grande tradizione dei giardini storici italiani. Il risultato è una reinterpretazione della tipologia rurale del “Brolo”, un modello di spazio ibrido tra interno ed esterno persistente da secoli nelle campagne venete.

In corsa, dalle altre Regioni del Belpaese, ci sono tanti altri progetti dedicati a nuove ed antiche realtà del vino: dalla Cantina de Il Bruciato, realizzata nel 2021 da Asv3 – Officina di architettura per la Marchesi Antinori a Donoratico, alla cantina in calcestruzzo di Podere La Chiesa, a Terricciola, in provincia di Pisa, firmata dall’architetto Andrea Mannocci, dalla “Cantina Nuova” di Vigne Surrau, ad Arzachena, realizzata nel 2021 dallo Studio Meloni Architettura, alla nuova cantina vitivinicola dell’Azienda Agricola 366, nel Canavese, in provincia di Torino, affidata allo Studio DF+A dell’Architetto Davide Fornero, dal progetto di BRH+ per Cascina Elena Winery, in Alta Langa, alla cantina interrata di Filodivino, nelle Marche, progetto firmato dall’architetta Cristiana dell’Acqua e realizzato nel 2018, dalla cantina dell’Azienda Agricola Il Ceresé, a Montevecchia (Lecco), progettata da Pietro Martino Federico Pizzi, alla rigenerazione di uno spazio industriale in abbandono diventato, nel 2021, la nuova cantina di Fantini Winery (progetto di Rocco Valentini Architecture), a Ortona, in Abruzzo, fino all’estensione della cantina di Cupano, griffe del Brunello di Montalcino, perfettamente integrata nel territorio e nel contesto paesaggistico, su un progetto di Edorado Milesi & Archos.

Focus – Premio “In/Architettura 2023 – Sicilia”: il recupero e rigenerazione di Tenuta Tascante
L’intervento ha riguardato le strutture della Tenuta in Contrada Pianodario a Randazzo, immerse in un paesaggio ritmato da terrazze di muretti a secco di pietra lavica e filari di viti di varietà autoctone da cui si producono gli Etna di Tasca d’Almerita. La conformazione architettonica dei palmenti è strettamente legata alla funzione che devono svolgere ed è pensata per ottimizzare i flussi e sfruttare i principi di gravitazione sia nel trasporto delle uve, che nella spremitura fino ad arrivare all’interno delle botti. Ne consegue un’articolazione su più livelli, che da un +2 m dei magazzini arriva ad un -4 m della bottaia. Il recupero della Tenuta prevede il restauro del Palmento e della casa del viticoltore, e una loro rifunzionalizzazione nel rispetto e nella valorizzazione della loro essenza architettonica. Il Palmento è diventato museo di sé stesso, e racconta la storia della produzione vinicola sull’Etna; la bottaia accoglie le degustazioni, i meeting e le conferenze stampa; la Casa del viticoltore, con la sua piccola cucina e il salotto riscaldato da un camino in pietra lavica progettato su misura, accoglie gli ospiti, offrendo degustazioni di prodotti locali e di propria produzione. Gli esterni, vincolati al Parere del Parco dell’Etna, hanno mantenuto i materiali d’origine: le facciate sono state restaurate con approccio filologico, sia nelle tecniche, che nell’uso dei materiali della tradizione, come il cocciopesto. I tetti in legno presentano capriate in legno di castagno e sono state ricostruite o risarcite laddove danneggiate, con la stessa tecnologia dell’Ottocento da un’impresa locale che ha mantenuto la maestria e la tradizione costruttiva tipica di quei luoghi. Sul landscape l’intervento è stato minimo, vista la bellezza del paesaggio: i percorsi sono realizzati in lastre in pietra lavica di recupero e ghiaietto e sono stati recuperati i muri di cinta.   Fonti: WineNews, 03.01.2023

Vino e architettura: i progetti in gara (e vincitori) a “In/Archi

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