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Giu 16 2015

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GOLOSI DI BELLEZZA

L’Accademia Carrara fu istituita a Bergamo nel 1794 per iniziativa del patrizio bergamasco Conte Giacomo Carrara, che oltre a volere un luogo in cui conservare la sua ricca collezione di dipinti, desiderava fondare un’Accademia di Belle Arti in cui gli studenti potessero imparare a dipingere ispirandosi ai quadri di sua proprietà.

Nel corso del tempo il patrimonio dell’Accademia è cresciuto in modo straordinario, per numero e qualità delle opere. Sulla collezione Carrara si innestano, infatti, le donazioni del conte Guglielmo Lochis, quella del conoisseur e senatore del Regno d’Italia Giovanni Morelli e infine la collezione di sculture di Federico Zeri, sommo conoscitore dell’arte italiana.

Accanto alle donazioni maggiori è pervenuta negli anni una fittissima costellazione di oltre duecento preziosi lasciti che hanno via via arricchito il patrimonio della Carrara, che assomma ora a 1.800 dipinti, ampliandone l’arco cronologico e le vocazioni.

Se si pensa che ogni quadro ha bisogno di circa un minuto per essere spiegato e osservato, per visitare l’intera Carrara servirebbero ben 30 ore!

Per l’indiscussa rilevanza delle sue raccolte e, al tempo stesso, per potere garantire all’istituzione la continuità necessaria nel rispetto della sua identità e storia, a partire dal 1958 il Comune di Bergamo subentra nella titolarità dell’Accademia Carrara e la pinacoteca diventa a tutti gli effetti un museo civico.

Il palazzo che ospita le raccolte fu completato nel 1810 su progetto dell’architetto Simone Elia e successivamente più volte restaurato. Nel 2008 il museo chiude per i necessari lavori di restauro e adeguamento impiantistico. Accanto ai lavori sull’edificio si accompagna un nuovo ordinamento dei dipinti. Il museo viene inaugurato il 23 aprile del 2015.

Dalla collaborazione tra le tre Condotte Bergamasche di Slow Food, l’Accademia Carrara e l’Associazione Guide Giacomo Carrara, si è svolto l’evento Golosi di Bellezza che ha voluto unire i due grandi pilastri della vita dell’uomo: il cibo e l’arte, con l’obiettivo di promuovere iniziative educative alternative alle diffuse modalità di fruizione frettolosa e superficiale dei luoghi della cultura.

il connubio tra cultura del cibo e cultura dell’arte ha creato, durante tutta la serata, un clima assolutamente magico.

La serata inizia, e non poteva essere altrimenti, con la visita all’Accademia di Belle Arti, per la Mostra di fine anno scolastico degli Allievi, nella quale abbiamo potuto apprezzare molto le opere della Sala di Incisione e constatare che anche in questa scuola le arti figurative vanno nella direzione della fotografia e degli interventi tecnologici, quali video e performances sonore.

Di seguito le persone presenti, divise in tre gruppi, vengono accompagnate dalle Guide nelle sale dell’Accademia Carrara, in cui è stata narrata la storia dell’Accademia, dei suoi protagonisti, delle sue opere e degli artisti che le hanno create, si svelano i segreti racchiusi nei quadri e l’evoluzione delle “mode”, se così le vogliamo chiamare, che hanno percorso la storia dell’arte nel tempo.

Accompagnatori d’eccezione: il Conservatore Valaguzza, la Presidente dell’Associazione Guide Giacomo Carrara Rosanna Paccanelli ed il Prof. Plebani ai quali va il ringraziamento delle Condotte Slow Food.

Il percorso è stato incentrato sui pittori bergamaschi delle valli della collezione Giacomo Carrara e dei loro maestri veneziani, giocoforza però che ci si soffermasse anche su una miriade di altri capolavori di cui è ricca l’Accademia e che la visita sia durata molto più del previsto.

Al termine ogni gruppo scendeva nel grande atrio per degustare piatti che hanno voluto richiamare il settecento, secolo in cui è vissuto Giacomo Carrara ed in cui ha fondato l’Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca, cucinati per noi dallo chef Chicco Coria, dopo un’attenta ricerca storica.

L’antipasto, elegante trota in agrodolce con uvetta e verdure su letto di insalata, veramente delizioso e molto equilibrato, che si contrapponeva di fatto al baccalà, tipico veneziano e molto consumato al tempo perchè di facile conservazione, ma cibo dei poveri;

Il piatto principale, in cui la protagonista era la carne di agnello di pecora bergamasca e patate con lunga cottura e speziatura precisa e appena dolciastra, di derivazione veneziana, importatrice di spezie orientali. A causa del clima particolarmente freddo che colpì il diciassettesimo e diciottesimo secolo, diminuì il consumo di carne suina e bovina in favore della carne di pecora, del resto molto diffusa nel bergamasco come animale da lavoro e da carne; il diciottesimo fu anche il secolo della rivoluzione agricola e del grande consumo di patata, cibo rimasto fondamentalmente dei ricchi, soprattutto dopo che l’invenzione della mezzadria portò contadini e poveri a mangiare esclusivamente polenta, per la sua grande resa, da cui la pellagra.

Per finire, una mousse di cioccolato con frutta e base di biscotto. il cioccolato non può certo mancare in una cena settecentesca; in questo periodo, insieme alla diffusione delle bevande così dette nervine (caffè, tè), si diffuse anche l’utilizzo dello zucchero e del cioccolato.

In particolare al cioccolato, arrivato dalla Spagna, venne aggiunto zucchero e cannella per la preparazione di una bevanda dolce, la cui preparazione rimase segreta per quasi un secolo. Giunse in Italia nel 1606, per merito di un mercante fiorentino in rapporti d’affari con la Spagna: grazie a lui nacquero le prime cioccolaterie. Mi sarei aspettata il cioccolato fondente, ma dobbiamo tener conto della situazione logistica, dove non esiste cucina.

I piatti sono stati innaffiati da Valcalepio Bianco e Rosso del Conte Emanuele Medolago Albani (noblesse oblige) e dal pane bianco (quello dei nobili) di farine Qui Vicino di Aspan. Anche a loro va il ringraziamento delle Condotte Bergamasche.

Michi

 

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