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Feb 05 2020

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SPRECO ALIMENTARE

Quello domestico a -25%, ma al ristorante ci si vergogna a chiedere la doggy bag. Osservatorio di Waste Watcher, si butta 4,9 euro di cibo a settimana per nucleo familiare. E solo il 37% si porta gli avanzi a casa dal ristorante

Vale ancora 5 euro a settimana, e questa è la notizia negativa, ma è in calo circa del 25%, e questa è quella positiva: alla vigilia della Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, che si celebra domani, l’Osservatorio Waste Watcher rende note le cifre del suo ultimo Rapporto sugli sprechi di tutta la filiera alimentare nel Belpaese. E dal quale emerge, appunto, come lo spreco settimanale medio a nucleo familiare sia di 4,9 euro, per un totale nazionale di 6,5 miliardi di euro, soldi gettati letteralmente nella spazzatura, per un costo complessivo di 10 miliardi di euro, se si includono gli sprechi dell’intera filiera di produzione e distribuzione. Il lato positivo è, come anticipato, che il valore dello spreco per famiglia è in diminuzione sull’anno precedente, quando dalle rilevazioni di Waste Watcher valeva 6,6 euro a settimana, per un totale di circa 8,4 miliardi di euro: la tendenza 2020 è quindi di circa il 25% in meno in termini di spreco alimentare nelle case degli italiani.

C’è da sottolineare, però, che il Rapporto Waste Watcher 2020 è legato allo spreco percepito: il dato dello spreco “reale” era stato calcolato nel 2018-2019 misurando lo spreco nelle famiglie italiane con i test scientifici dei Diari di famiglia, il Progetto Reduce dell’Università di Bologna-Distal con il ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero, e aveva registrato 8,70 euro di spreco alimentare settimanale per ogni nucleo familiare, per un costo complessivo di 11,5 miliardi di euro ogni anno. L’aspettativa è, quindi, che anche la prossima rilevazione dei Diari di Famiglia dimostri che lo spreco alimentare domestico è in calo.

Ma, dati a parte, come si approcciano gli italiani al problema dello spreco alimentare? Sempre secondo il Rapporto, quasi 7 italiani su 10, cioè il 66%, ritengono ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo (è sempre così per il 30% degli intervistati, lo è spesso per il 36% e solo talvolta per il 20%). Così, al momento dell’acquisto, l’attenzione agli aspetti della salubrità del cibo e del suo valore per l’impatto sulla salute, così come agli elementi di sicurezza alimentare, incide in maniera determinante per 1 italiano su 3, il 36%. Mentre per un’identica percentuale di italiani (36%) questo aspetto incide in una certa misura non determinante. Il 13% degli italiani ritiene di poter dare per scontato questi aspetti rispetto al cibo in vendita, e una residua percentuale non ci fa caso (6%) o non ha elementi specifici di valutazione (9%). In ogni caso, per attingere informazioni sulla salubrità e sul valore del cibo che si intende acquistare, essenziali si confermano le etichette: ben il 64% dichiara di consultarle al momento dell’acquisto come garanzia di sicurezza per i prodotti, mentre 1 italiano su 2 (51%) attribuisce valore alla stagionalità dei prodotti, come garanzia di scelta alimentare corretta. I prodotti bio sono presidio di certezza nell’acquisto del cibo per 1 italiano su 5 (19%) e una significativa percentuale dichiara di informarsi prima di fare la spesa (17%). Ciò che è sicuro, è che l’asticella dell’attenzione per la questione spreco si è decisamente alzata: lo dichiarano d’altra parte 7 italiani su 10 (68%) per i quali l’ultimo decennio è stato decisivo per approcciare la gestione del cibo in modo più consapevole, mentre per il 24% l’attenzione è rimasta inalterata.

Ma quello dello spreco alimentare non è un problema che riguarda solo il consumo alimentare domestico, ma anche il fuori casa, settore che cresce sempre di più. Proprio a questo proposito, i dati dell’indagine di Coldiretti e Ixè rivelano come, ancora, solo il 37% degli italiani quando escono dal ristorante si portano sempre, spesso o almeno qualche volta a casa gli avanzi con la cosiddetta “doggy bag”, il contenitore per portare via il cibo non consumato ed evitare così che venga buttato. Il 18% lo fa solo raramente mentre il 14% degli italiani ritiene che sia da maleducati, da poveracci e volgare o si vergogna comunque a richiederla. Infine c’è anche un 21% degli italiani non lascia alcun avanzo quando va a mangiare fuori mentre il resto non li chiede perché non sa che farsene. Chiedere di portare a casa il cibo avanzato quando si va a mangiare fuori, sottolinea la Coldiretti, è un comportamento molto diffuso in altri Paesi a partire dagli Stati Uniti, dove la doggy bag è una prassi consolidata per gli stessi Vip. Un’abitudine che non ha ancora contagiato capillarmente l’Italia, dove permangono molte resistenze anche se di fronte a questa nuova esigenza, continua la Coldiretti, la ristorazione si attrezza e in un numero crescente di esercizi, per evitare imbarazzi, si chiede riservatamente al cliente se desidera portare a casa il cibo o anche le bottiglie di vino non finite, e si mettono a disposizione confezioni o vaschette ad hoc.

E c’è chi, ormai da anni, è impegnato, con diversi progetti ed iniziative, nella lotta contro gli sprechi alimentari, come Coop, primaria impresa della gdo in Italia e al tempo stesso organizzazione di consumatori. Il suo progetto “Buon Fine”, ad esempio, che prevede la donazione di merce in solidarietà, ha ottenuto nel 2019 il nuovo primato di 6.190 tonnellate di derrate alimentari, in grado di generare non meno di 7,5 milioni di pasti, per un valore pari a oltre 30 milioni di euro. A beneficiarne sono state 948 associazioni di volontariato in tutta Italia. E il 70% delle donazioni interessa prodotti freschi, e questo delinea un modello di donazione a chilometro zero, perché immediatamente dai 661 punti vendita coinvolti si raggiunge attraverso la rete capillare delle associazioni e grazie al lavoro congiunto di dipendenti e soci la destinazione individuata. A fianco di Buon Fine, Coop ha sviluppato anche il progetto “Mangiami subito”, altra misura di contrasto allo spreco alimentare attraverso la vendita di prodotti prossimi alla scadenza a prezzi scontati dal 50 al 60% a fine giornata. Fonte: WineNews, 04.02.2020

 

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