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Gen 23 2024

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IL VINO COME DONO DI DIO, CHE GLI UOMINI DEVONO SAPER GESTIRE. CON “SCIENZA E COSCIENZA”

Le riflessioni nel convegno “L’Economia di Francesco e il mondo del vino italiano”, di scena a Roma, by Vinitaly, con i vertici della filiera

Un mosaico che racconta il miracolo delle Nozze di Cana

Il vino come dono di Dio, che gli uomini, ed in particolare i produttori, devono saper gestire al meglio. Con “scienza e coscienza”, verrebbe da dire: la prima per farlo sempre più buono, la seconda, unita alla prima, per farlo sempre in modo più virtuoso, con il rispetto dell’ambiente, ovvero del creato, nell’accezione cristiana, ma anche delle persone che lavorano per produrlo, oltre che, ovviamente, in maniera redditizia, come ogni impresa deve fare. In sintesi, seguendo quei dettami dell’“Economia di Francesco” che “mira a correggere i modelli di crescita sbagliati che vediamo prendere piede oggi, come ha detto il Santo Padre, Papa Francesco, con Veronafiere e la filiera del vino in udienza privata” (che abbiamo raccontato qui), ha detto Francesco Di Nitto, Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, la cui dimora ha ospitato il convegno “L’Economia di Francesco e il mondo del vino italiano”, con i rappresentanti della filiera, dal Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, a Lamberto Frescobaldi, presidente Unione Italiana Vini (Uiv) a Daniela Mastroberardino, presidente delle Donne del Vino, al Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e con il Vescovo di Verona, Monsignor Domenico Pompili, introdotti dal presidente Veronafiere, Federico Bricolo, e moderati da Bruno Vespa, giornalista, scrittore e produttore di vino. Che sottolineando il valore simbolico del vino nel rito dell’Eucarestia durante la Santa Messa, ha voluto scherzare con il presidente degli Enologi, chiedendogli se il vino prodotto ai tempi di Gesù fosse migliore o peggiore di quello di oggi. “A parte quello del miracolo delle Nozze di Cana, molto meglio quello di oggi”, ha risposto Cotarella.

Servono rispetto dell’uomo, dell’ambiente e della natura. Spesso parliamo di sostenibilità senza sapere che vuol dire, quasi inneggiando ad un “approccio del fai da te”. Ma se vogliamo “sostenere” la natura e dare al vino questa caratteristica di bene prezioso quale è – ha detto Cotarella – serve la scienza, non il pressappochismo. Il vino vive un attacco frontale, e anche alle spalle da parte di un certo giornalismo italiano. Il vino se consumato con moderazione rinfranca corpo e spirito, dobbiamo essere pronti e consapevoli a difendere questo prodotto senza paura, perchè questa comunicazione contro il vino rischia di diventare dottrina. Il vino riesce a soddisfare lo spirito, mi ha fatto pensare Francesco. Ho seguito per 27 anni San Patrignano: tra le tante attività, quella legata alla cura della vite e alla produzione del vino aveva il doppio di tasso di recupero di ragazzi. Seguo i salesiani, a Cremisan, tra Israele e Palestina, dove dal Cinquecento si produce vino. E dove vivono tutti: ebrei, arabi musulmani, cristiani, in pace. Ma quando escono da lì, le cose cambiano. Il vino unisce i popoli. Penso al bello: in un cantina dei Gesuiti che seguo in Spagna, ci sono 10 ettari di vigna che sono giardini. E sono stato incaricato da Papa Francesco di fare i vini del Vaticano, che saranno ottimi, li assaggeremo l’anno prossimo”, ha raccontato Cotarella. Ma come si soddisfa l’equilibrio economico, ambientale e sociale, ha chiesto Vespa a Lamberto Frescobaldi?

Il mondo del vino parte da quella parte straordinaria che è la vigna. A volte ci dimentichiamo tutto quello che è a monte, dietro ad una bottiglia ci sono tante ore di lavoro in vigna. Non credo ci sia altra coltura che ha bisogno di tanta manodopera ad ettaro, capace di plasmare il territorio. Nessuno sa immaginare un buon vino e un ambiente brutto, c’è sempre un collegamento tra filari, alberi, cipressi, boschi: fanno parte della storia della bottiglia e di questo mondo che sa esprimere un saldo commerciale di 7,4 miliardi euro, prodotto n. 1 in assoluto all’export, ha superato l’automotive, l’arredamento, l’abbigliamento. Il vino, con 670.000 ettari di vigna, da Valle d’Aosta alla Sicilia, ha anche un indotto straordinario. Il valore spirituale del vino io – ha spiegato Frescobaldi – lo tocco a Gorgona, con un progetto di cura dei vigneti e di produzione curata dai carcerati che è iniziato nel 2012. Samir, un ragazzo musulmano tra i primi che ho incontrato, oggi lavora in una cantina dell’Alto Adige. E di coloro che sono coinvolti in questo progetto, la recidiva è pari a zero, quando escono dal carcere”. E se Daniela Mastroberardino, presidente delle Donne del Vino, ha sottolineato la crescita delle donne al vertice di aziende, “che hanno dato un grande slancio sul tema sempre più importane dell’accoglienza”, del rapporto tra vino e spirito, ma non solo, ha parlato il Vescovo di Verona, Pompili. “È importante che non si perda il radicamento con li territorio. Con una produzione che è cresciuta molto e ha bisogno di espandere i sui mercati, c’è il rischio che si perda il legame sociale con il luogo di origine. Se mancano enoteche, bar, ristoranti, luoghi della socialità, manca la dimensione sociale. Mentre aumenta la promozione nel mondo, è fondamentale garantire un radicamento territoriale e sociale dei luoghi di consumo. Invece vediamo l’impoverimento di tanti centri urbani dell’entroterra che erano la spina dorsale di questo Paese, e dobbiamo lavorarci. Il vino è bevanda che non ama la solitudine, ma vuole socialità”.

Un vino che, ha ribadito Bruno Vespa, chiamando in causa il Ministro Lollobrigida, è sotto attacco da più fronti e va difeso. “La qualità è un dato di fatto, la moderazione è la giusta via del consumo, nonostante qualcuno sostenga ancora il contrario, dicendo che non bisogna bere affatto. Noi dobbiamo raccontare la storia del vino, gli aspetti di cura del territorio: è qui il legame con l’equilibrio richiamato nell’economia di Francesco. Una cosa mi ha colpito, di quanto ha detto Papa Francesco, che è un tema che mi sta molto a cuore: ha contestato la trasformazione dell’uomo in consumatore. Non siamo consumatori – ha sottolineato Lollobrigida – ma siamo persone, cittadini, e poi anche consumatori: abbiamo capacità di discernimento, e la contestazione al nostro modello di sviluppo, che vuole standardizzare tutto, è il grande nemico. Il vino è proprio questo, è basato sulla qualità, è parte di una convivialità che nutre anche lo spirito. È l’uomo che scolpisce il territorio, crea ambienti che contrastano il dissesto idrogeologico, e in più, dove non c’è agricoltura c’è spopolamento, c’è degrado sociale. È questo vino che vogliamo promuovere. Dobbiamo incentivare la qualità per far salire i prezzi, che in certi territori sono ancora troppo bassi. Ma se si spiega la qualità, cresce il valore. Nel mondo cerchiamo alleanze: a Vinitaly 2024 abbiamo organizzato, con Oiv, un evento che riunirà i Ministri dell’Agricoltura che hanno fondato l’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino (Oiv), e quelli di tanti altri Paesi, per discutere di come proteggere e valorizzare il vino, gioiello di famiglia, che poi si traina dietro tutto l’agroalimentare. E poi porteremo ancora arte e cultura, come abbiamo fatto nel 2023, ma anche tanti reperti del Museo del Vino di Torgiano della famiglia Lungarotti, per raccontare la storia del vino, e poi un progetto che racconta il legame tra vino e cibo attraverso il cinema, insieme a Cinecittà. E qualcosa di molto legato alla tecnologia che parla di futuro … ma che sveleremo più avanti”.   Fonte: WineNews, 23.01.2024

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